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Accordo di Parigi sul clima: cosa è e a che punto siamo?

Oggi sabato 12 dicembre ricorre il quinto anniversario dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici! Perché è tanto importante? Perché si tratta del primo accordo universale e giuridicamente vincolante, che ha sancito l’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici, da parte dei 195 Paesi partecipanti alla Conferenza Cop-21, che si tenne proprio a Parigi!

Inoltre, in quella sede fu firmata anche l’Agenda 2030 in cui sono riportati i “sustainable goals”(https://sdgs.un.org/goals), ossia gli obiettivi di sviluppo sostenibile, da raggiungere per il 2030, tra i quali rientrano non solo obiettivi di carattere ambientale ma anche sociale ed etico come la gender parity, la tutela della salute e la riduzione delle disuguaglianze, solo per citarne alcuni.

Ma in relazione ai cambiamenti climatici cosa era stato deciso il 12 dicembre del 2015 quando i 195 Paesi hanno ratificato l’Accordo di Parigi?

L’obiettivo principale dell’Accordo è quello di limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C e di ridurre le emissioni di anidride carbonica, passo fondamentale, per arrivare alla cosiddetta Carbon Neutrality entro il 2050.


Ma come raggiungere questi obiettivi?

Per contrastare i cambiamenti climatici, i Paesi che hanno ratificato l’accordo hanno deciso di muoversi lungo le seguenti direttrici: mitigazione dell’aumento media della temperatura mondiale, trasparenza e resoconto globale, adattamento, perdite e danni e assistenza. Vediamo insieme cosa significa...


Mitigazione: ridurre le emissioni

Per mitigare l’impatto ambientale, i Paesi partecipanti al Cop-21 hanno concordato di

  • mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine

  • puntare a limitare l'aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici

  • ridurre le emissioni di CO2 per raggiungere l’obiettivo di una transizione energetica verso fonti Carbon Neutral

Trasparenza e resoconto globale

In termini di trasparenza, i Paesi partecipanti, al fine di fornire una chiara evidenza degli sforzi, fatti per contrastare il cambiamento climatico, hanno concordato di

  • riunirsi ogni 5 anni per valutare i progressi collettivi verso gli obiettivi a lungo termine e informare le parti affinché aggiornino e migliorino i loro contributi determinati a livello nazionale

  • riferire agli altri Stati membri e all'opinione pubblica cosa stanno facendo per realizzare l'azione per il clima

  • segnalare i progressi compiuti verso gli impegni assunti con l'accordo attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.

Adattamento

In merito all'adattamento, l'accordo mira ad aumentare la capacità di affrontare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a sostenere i costi dell'adattamento. Perdite e danni

L'accordo riconosce anche l'importanza di evitare e ridurre al minimo le perdite e i danni collegati ai cambiamenti climatici e la necessità di cooperazione per migliorare la comprensione, l'azione e il sostegno mediante diversi strumenti che vanno dai sistemi di allarme rapido, alla preparazione alle emergenze, all'assicurazione contro i rischi

Assistenza

Infine, in termini di assistenza, i Governi hanno anche stabilito che lavoreranno per definire una chiara roadmap per la creazione di finanziamenti per clima di 100 miliardi di dollari entro il 2020 e si stabilire per il 2025 un nuovo obiettivo più consistente. Al tempo stesso, continueranno a ridurre le emissioni di CO2 e a migliorare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo.


Oggi, l'Accordo di Parigi, che segna una svolta storica nella risposta globale contro i cambiamenti climatici, compie 5 anni e in coerenza con la direttrice della “trasparenza e resoconto”, lungo cui si muove l’accordo, si terrà oggi 12 dicembre il Climate Ambition Summit, organizzato da Nazioni Unite, Regno Unito e Francia in partnership con Italia e Cile. Tale evento è stato organizzato al fine di tenere alta l'attenzione sull'emergenza climatica e ha l'obiettivo sia di fare un bilancio degli ultimi cinque anni delle azioni messe in atto dai Paesi, che avevano ratificato l’Accordo di Parigi, sia di fissare nuovi obiettivi, in vista del Cop26 di Glasgow in programma dal primo al 12 novembre del 2021.


Ma quale può essere il ruolo dell’economia e della finanza nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, nella lotta ai cambiamenti climatici e nella realizzazione di una transizione energetica verso la Carbon Neutrality?

Economia e finanza svolgono un ruolo fondamentale sia per la creazione di modelli di sviluppo economico sostenibili, improntati ai principi dell’economia circolare, sia per catalizzare gli investimenti verso progetti a impatto sociale, etico e ambientale. Come? Ad esempio selezionando i progetti e le aziende su cui investire, non utilizzando solo la logica del profitto, ma in base ai criteri del “Social Responsible Investing” (SRI). Infatti, secondo questo approccio, i fondi vengono destinati a finanziare iniziative, che hanno un impatto ambientale, sociale ed etico positivo, escludendo invece quelle aziende, che ad esempio si avvalgono di manodopera sottopagata, o che hanno impatti negativi in termini di sostenibilità ambientale o della tutela della salute, come le industrie petrolifere o le produttrici di tabacco.


Al tempo stesso, anche la transizione da modelli economici lineari, basati sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”, ad un’economia circolare svolge un ruolo fondamentale per la creazione di modelli di sviluppo sostenibile. Infatti, per economia circolare si intende un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo, garantendo dunque anche la sua eco-sostenibilità.

Si tratta di un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

In questo modo, si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua vita utile, i materiali di cui è composto vengono, se possibile, reintrodotti nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

Dopo 5 anni dalla firma dell’Accordo di Parigi a che punto siamo con il raggiungimento degli obiettivi prefissati?

L’accordo prevedeva limiti alle emissioni ma cinque anni dopo, il trend complessivo non è particolarmente incoraggiante. Infatti, se le emissioni globali nel 2015 e 2016 erano rimaste più o meno costanti, nel 2017 e 2018 sono tornate a crescere. Inoltre, alcuni Paesi hanno manifestato l’intento di venir meno ai loro impegni. Gli Stati Uniti ne sono un esempio emblematico. Infatti, il presidente Trump ha annunciato l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi, dichiarando l’accordo globale sul clima come dannoso per l’economia americana e un assist all’Europa e soprattutto alla Cina. Ovviamente, nonostante l’uscita degli USA, l’accordo formalmente non perde di validità, tuttavia senza il secondo emittente mondiale di CO2, avrà un impatto minore. La speranza è che la situazione possa cambiare con la nuova amministrazione Biden. I presupposti sono buoni dato che l’emergenza climatica è una delle priorità del presidente neo-eletto il quale ha anche dichiarato che gli USA rientreranno a far parte dell’Accordo di Parigi.

Tuttavia, lo scarso impegno mostrato in questi anni dai Paese aderenti all’accordo ha portato anche alla nascita di un movimento in prevalenza giovanile, guidato dalla svedese Greta Thunbergh a cui sono seguiti numerose manifestazioni a livello mondiale, i cosiddetti Fridays for the Future, organizzate per portare all’attenzione dei politici la problematica dei cambiamenti climatici e la tutela del pianeta.


L’Accordo di Parigi è dunque un primo passo fondamentale, che segna un punto di svolta nella lotta contro il cambiamento climatico e una transizione verso la green economy, tuttavia questi primi 5 anni dimostrano che c’è ancora molto da fare per salvare il nostro pianeta!


Se vuoi continuare a scoprire il mondo della finanza sostenibile, dell’economia circolare e il ruolo che queste possono avere nel raggiungimento dei “sustainable goals” dell’Agenda 2030 e nella tutela del pianeta continuate a seguirci. Vi accompagneremo in questo circolo di virtuoso in cui finanza sostenibile ed economia circolare giocano un ruolo fondamentale.



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