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REPORT SETTIMANALE 2' SETTIMANA DI GENNAIO

In attesa del calcio d'inizio della stagione degli utili del quarto trimestre, la Borsa europea ha vissuto una settimana di stallo, con gli operatori alla ricerca di indizi sui possibili tagli dei tassi d'interesse. Wall Street è comunque salita, spinta dai titoli tecnologici, mentre nemmeno un'inflazione leggermente superiore alle attese è riuscita a scalfire le aspettative di un primo taglio del costo del denaro a marzo.


Top/Flop della settimana

TOP

Juniper Networks (+26%): lo specialista statunitense in apparecchiature di rete Internet ad altissima velocità ha ricevuto un'offerta di acquisizione dal gigante Hewlett Packard Enterprise per 14 miliardi di dollari. Con questa acquisizione, HPE intende espandere le proprie competenze nell'intelligenza artificiale. La transazione dovrebbe concludersi tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, dopo l'approvazione da parte delle autorità di regolamentazione e degli azionisti di Juniper.


Crocs (+21%): sostenuto da vendite migliori del previsto durante le festività, il produttore americano di scarpe di plastica ha rivisto al rialzo le previsioni per il quarto trimestre e per l'intero 2023. Le entrate annuali dovrebbero raggiungere la cifra record di 3,95 miliardi di dollari. Il gruppo ha inoltre alzato le sue previsioni sul margine operativo annuale e ha formulato previsioni incoraggianti per il 2024.


Nexans (+13%): lo specialista francese dei cavi di trasmissione sta beneficiando di una raccomandazione favorevole della società di analisi Berenberg, che sottolinea i progressi del gruppo in termini di redditività e flusso di cassa e segnala un interessante punto di ingresso sul titolo in seguito ai recenti ribassi, nonché prospettive incoraggianti basate sul trend di elettrificazione del settore. Il gruppo sta inoltre pianificando la rotazione dei propri asset attraverso cessioni e acquisizioni.


Rational (+12%): il produttore tedesco di cucine professionali ha annunciato risultati migliori del previsto per l'ultimo trimestre e per l'intero anno, con fatturato e utili operativi record. La società vanta una forte crescita in America e in Asia, grazie in particolare alla ripresa dell'attività in Cina, e beneficia della riduzione dei costi della logistica e delle materie prime. Anche Barclays ha alzato leggermente il prezzo obiettivo del titolo questa settimana.


Carl Zeiss Meditec (+11%): sono due i fattori di crescita per il gruppo tedesco, specializzato in ottica di precisione e apparecchiature oftalmiche. In primo luogo ha ricevuto l'approvazione da parte delle autorità statunitensi per una nuova apparecchiatura per il trattamento chirurgico della miopia e, allo stesso tempo, ha beneficiato di un rapporto favorevole sulle sue prospettive da parte di UBS, che ha alzato il prezzo obiettivo del titolo.


Pirelli (+10%): il famoso produttore di pneumatici può contare sul sostegno del governo italiano, il quale la scorsa estate ha adottato un decreto volto a ridurre l'influenza dell'azionista cinese Sinochem all'interno del gruppo. Ora è la holding Camfin dell'ex amministratore delegato Marco Tronchetti Provera ad aver aumentato la propria partecipazione nell'azienda milanese. Camfin, insieme alla società madre MTP Spa, detiene ora il 20,58% del capitale, rispetto al 14,1% precedente. Di certo un fattore gradito agli investitori del Paese.

FLOP

Grifols (-40%): Gotham City Research ha accusato il colosso farmaceutico spagnolo di manipolare i conti relativi a debito ed EBITDA, sostenendo che i rapporti di indebitamento sono circa il doppio di quelli ufficialmente dichiarati. Grifols ha negato le accuse e la CNMV (l'autorità di regolamentazione del mercato azionario spagnolo) ha avviato un'indagine sulla questione.


Verbio (-16%): il produttore tedesco di biocarburanti è sotto pressione da quando Deutsche Bank ha abbassato il suo giudizio sul titolo, passando da buy a sell, e ha drasticamente ridotto il prezzo obiettivo da 50 a 22 euro. L'analista cita i venti contrari che il gruppo deve affrontare: il calo dei prezzi dei biocarburanti, la crescente concorrenza asiatica e la mancanza di attrattiva dei prodotti.


Boeing (-11%): il produttore statunitense di aeromobili sta crollando dopo che questa settimana uno dei suoi aerei, gestito da Alaska Airlines, ha perso una porta di emergenza durante un volo. L'incidente fa seguito a una lunga serie di battute d'arresto per il gruppo, tra cui ritardi di produzione, problemi tecnici e superamento dei costi.


Vallourec (-10%): il produttore francese di tubi d'acciaio ha annunciato di aver abbassato le previsioni per il primo semestre e per l'esercizio 2024, per riflettere meglio l'impatto della debolezza dei prezzi nell'ultima metà dell'anno.


Burberry (-8%): il rallentamento della domanda nel settore dei beni di lusso ha influito sulle vendite di Burberry a dicembre. Di conseguenza, il marchio di moda britannico ha tagliato le sue previsioni di profitto per l'anno in corso, trascinando con sé i suoi colleghi del lusso.


Volvo Car (-9%): la casa automobilistica svedese ha annunciato questa settimana le dimissioni di Winfried Vahland dal Consiglio di amministrazione. Figura chiave nella strategia del gruppo, è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione della concorrente Polestar Automotive. Il gruppo ha inoltre annunciato la sospensione della produzione nella fabbrica in Belgio per tre giorni a causa dei ritardi dovuti alla situazione nel Mar Rosso.


Materie prime

Energia: i prezzi del petrolio continuano a essere influenzati dalle tensioni nel Mar Rosso e dai dati pessimistici sull'equilibrio tra domanda e offerta a livello mondiale. In particolare, l'abbassamento del prezzo di vendita per l'Asia da parte dell'Arabia Saudita ha scosso il mercato all'inizio della settimana. L'altro fattore che pesa sul petrolio è la forza della produzione statunitense, con l'Agenzia statunitense per l'energia (EIA) che ha rivisto al rialzo le sue previsioni. Quest'ultima stima che quest'anno gli Stati Uniti produrranno 13,21 milioni di barili al giorno, per arrivare a 13,44 milioni nel 2025. Infine, anche l'aumento a sorpresa delle scorte settimanali statunitensi (+1,3 milioni contro un consenso di -0,2 milioni) ha contribuito a neutralizzare le iniziative di acquisto. Per quanto riguarda i prezzi, il Brent è ancora sotto la soglia degli 80 dollari, precisamente a 78 dollari, mentre il WTI si aggira intorno ai 72,50 dollari.


Metalli: il rame rimane sotto pressione al London Metal Exchange. Il barometro dell'economia globale è scambiato a circa 8.300 dollari, appesantito dalle incertezze sulle prospettive economiche dopo l'avvertimento della Banca Mondiale che prevede un rallentamento della crescita globale nel 2024 al 2,4%, in calo rispetto al 2,6% dello scorso anno. Anche l'oro sta perdendo terreno, ma in proporzioni minori, e si aggira intorno ai 2030 dollari.


Prodotti agricoli: i prezzi dei cereali non hanno subito grandi oscillazioni questa settimana a Chicago, con un trend che ha mantenuto la sua inclinazione ribassista. Il prezzo del mais si sta stabilizzando intorno ai 460 centesimi per bushel, contro i 620 centesimi del grano.


Macroeconomia

Clima: tutto cambia, nulla cambia. Il rallentamento dell'inflazione è uno dei pilastri dell'attuale narrazione, che dovrebbe consentire alla Fed di tagliare i tassi di riferimento, idealmente già dal mese di marzo. La pubblicazione di un indice dei prezzi al consumo leggermente superiore alle attese potrebbe però ostacolare questo bel meccanismo. A dicembre, il CPI si è attestato a +3,4% su base annua contro una previsione di +3,2%, mentre la versione "core" (esclusi energia e alimentari) si è attestata a +3,9% contro una previsione di +3,8%. Dopo una prima reazione a dir poco negativa, gli indici azionari sono riusciti a recuperare, soprattutto durante la sessione statunitense, mentre il rendimento del titolo decennale americano si è mantenuto al di sotto della soglia tecnica del 4,07%.

Gli investitori continuano quindi a scommettere su un allentamento della politica monetaria nel breve termine, tristemente consapevoli al contempo che non vi sarà una rapida ripresa dell'economia in Cina.


Criptovalute: la notizia che ha agitato la criptosfera questa settimana è ovviamente la decisione della SEC, l'autorità di regolamentazione dei mercati finanziari degli Stati Uniti, di approvare gli ETF Bitcoin Spot, ovvero la commercializzazione di fondi negoziati in Borsa sostenuti direttamente da Bitcoin. Dopo anni di rifiuto alle richieste di diverse società di gestione patrimoniale, tra cui i colossi BlackRock, Invesco e Fidelity, il regolatore ha finalmente dato il via libera al lancio di 11 prodotti. Un accordo che lascia l'amaro in bocca a Gary Gensler, presidente dell'ente, che ha dichiarato all'indomani: "Non approviamo né sosteniamo Bitcoin". Resta il fatto che questa "istituzionalizzazione" del trading di bitcoin apre le porte a una maggiore democratizzazione dell'investimento nella cripto-regina.

Il mercato rimette la marcia in avanti

Il mercato statunitense rimarrà chiuso lunedì per il Martin Luther King Day. Le principali statistiche attese riguardano la salute dei consumatori negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio di dicembre (mercoledì) e l'indice di fiducia dell'Università del Michigan per gennaio (venerdì). I risultati societari cominceranno ad arrivare a ritmo serrato la prossima settimana: dopo un'altra serie di risultati bancari statunitensi (Morgan Stanley, Goldman Sach...), vedremo alcune delle principali società non finanziarie, come Rio Tinto, Repsol e Compagnie Financière Richemont.

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