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RIEPILOGO SETTIMANALE 2' di ottobre


I mercati finanziari hanno vissuto una settimana particolarmente turbolenta, strattonate tra l'aumento dei rendimenti obbligazionari, i timori di recessione e i dati sull'inflazione americana superiori alle aspettative, che confermano la traiettoria della Fed. In attesa delle decisioni della BCE a fine mese e quella della Riserva Federale il prossimo 2 novembre, l'attenzione dovrebbe rivolgersi verso le pubblicazioni di società, mentre le prime banche americane hanno appena annunciato un calo del loro utile netto per azione sul terzo trimestre.



VEDIAMO COME STANNO ANDANDO I MERCATI NEGLI ULTIMI 12 MESI:


Materie prime


Energia: Questa settimana il clima dei mercati petroliferi è cambiato, con un calo di circa il 6% a causa delle cupe prospettive dell'OPEC. Nel suo ultimo rapporto mensile, il cartello ha abbassato le previsioni di crescita della domanda 2022 e 2023, rispettivamente di 460.000 e 360.000 barili al giorno. L'OPEC punta il dito contro gli effetti dell'inflazione e del rallentamento economico globale come ragioni della revisione. Il Brent del Mare del Nord è quotato a circa 92 dollari, mentre il WTI statunitense è a 86 dollari al barile.

Metalli: Dopo l'LME, che sta valutando di imporre restrizioni sui metalli russi, adesso è il turno di Washington di attaccare Mosca: secondo Bloomberg gli Stati Uniti starebbero valutando di vietare o aumentare i dazi doganali sull'alluminio russo. I prezzi dell'alluminio sono così balzati a circa 2360 dollari per tonnellata metrica. Ricordiamo che la Russia è il secondo produttore di alluminio dopo la Cina. Per quanto riguarda i metalli preziosi, l'oro ha ripreso a scendere fino a 1650 dollari, penalizzato dall'accelerazione dell'inflazione negli Stati Uniti.

Prodotti agricoli: A inizio settimana gli operatori hanno preso atto dell'ultimo rapporto del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), che ha ridotto le stime di produzione di grano e mais per la stagione 2022/2023 a causa della diminuzione delle superfici coltivate. Inoltre, la nuova escalation delle tensioni in Ucraina, dove le città dietro la linea del fronte sono state bombardate dalla Russia, sta sollevando timori in quanto al rispetto dell'accordo ucraino per l'esportazione di cereali nel Mar Nero. A Chicago il grano è quotato attorno ai 900 centesimi per bushel, contro i 690 centesimi del mais.



Macroeconomia


Clima: Un vero e proprio caos. Due eventi hanno caratterizzato la settimana. I dati sull'inflazione negli Stati Uniti da una parte e la saga economica britannica dall'altra. In Gran Bretagna la partita tra la Banca d'Inghilterra e Liz Truss si è risolta in gran parte a vantaggio della più anziana delle due signore. Il primo ministro ha licenziato il suo effimero ministro delle Finanze, Kwasi Kwarteng, che è chiaramente servito da capro espiatorio dopo il fiasco degli annunci di riduzione delle tasse. La storia ci dirà se ciò contribuirà a ripulire un po' l'immagine dell'inizio del suo mandato. Parallelamente, l'inflazione statunitense di settembre ha superato le aspettative. Ma in una mossa improbabile come solo i mercati finanziari sanno fare, le azioni sono rimbalzate in direzione opposta alla loro reazione abituale.


Tassi: I gilt, titoli di stato britannici, questa settimana hanno attraversato tutte le fasi, sballottati tra dichiarazioni da una parte e dall'altra. La partenza di Kwasi Kwarteng e gli sforzi della Banca d'Inghilterra per calmare la situazione hanno nettamente disteso gli animi. Il rendimento del debito britannico a dieci anni è passato dal 5% a meno del 4% in pochi giorni. Il miglioramento si è esteso al continente, dove l'OAT francese è sceso al 2,80% e il Bund tedesco al 2,19%, tornando sulle posizioni di venerdì scorso. Negli Stati Uniti, il decennale è al 3,93%, un livello che tutto sommato è cambiato poco nonostante i dati sull'inflazione ancora surriscaldati. Il mercato è ormai quasi convinto che la Fed aumenterà nuovamente i tassi di 75 punti base all'inizio di novembre, ma è ormai la norma. Ci si abitua a tutto.


Valute: In settimana l'euro e il dollaro si sono globalmente neutralizzati, con un tasso di cambio attorno a 0,97255 euro per 1 dollaro venerdì. La sterlina ha ripreso un po' di colore con il cambio di rotta politico del governo britannico. Alla fine della settimana eravamo su 0,8678 euro per 1 sterlina. Il dollaro rimane generalmente stabile rispetto a tutte le valute e continua a salire rispetto allo yen. A 147,72 JPY per 1 dollaro, la valuta giapponese viene scambiata a un livello inferiore a quello a cui la Banca del Giappone aveva ritenuto necessario intervenire a inizio mese. Dal 1° gennaio, il biglietto verde è salito del 28% rispetto allo yen, a causa delle politiche monetarie fortemente divergenti tra i due Paesi*.


Criptovalute: Le settimane si susseguono e si assomigliano per gli asset digitali. Il leader del settore, il bitcoin, si aggira attorno ai 19.000 dollari da un mese, mettendo in pausa la spirale infernale ribassista che ha attraversato negli ultimi tempi. Per il momento, in un contesto macroeconomico ancora preoccupante, il minimo rimbalzo tecnico appare relativamente fragile, a riprova del fatto che gli investitori istituzionali, professionali e privati sono ancora diffidenti nei confronti delle criptovalute.


Calendario: L'inizio della settimana sarà caratterizzato dall'annuncio della prima stima della crescita del PIL cinese per il 3° trimestre (martedì). Seguiranno l'indice dei prezzi al consumo del Regno Unito per il mese di settembre (mercoledì) e l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia (giovedì). James Bullard, uno dei membri della Fed più in vista del momento, terrà un discorso nella notte tra mercoledì e giovedì. Per quanto riguarda le aziende, la prossima settimana alcuni dei big annunceranno i loro risultati trimestrali, in particolare Johnson & Johnson, Roche, Netflix, Tesla, Nestlé, ASML, IBM e L'Oréal.



Top/Flop della settimana

Top

  • Albertsons (+17%): La catena di supermercati statunitensi è in trattative per fondersi con la grande rivale Kroger e creare un colosso di 5000 negozi.

  • Moderna (+13%): Due buone notizie per il laboratorio. Le autorità sanitarie hanno approvato i vaccini di richiamo adattati alla variante Omicron per i bambini dai cinque anni. La Pharma annuncia l'associazione con Merck per sviluppare e vendere un vaccino MRNA contro il cancro.

  • Beigene (+13%): La biotech quotata al Nasdaq annuncia che il Brukinsa, il suo farmaco contro la leucemia, sta ottenendo migliori risultati nei test rispetto all'Imbruvica dei rivali Johnson & Johnson e AbbVie.

  • PepsiCo (+8%): Il colosso statunitense delle bevande ha pubblicato risultati trimestrali migliori del previsto, con un aumento del 9% delle entrate. Grazie a una crescita dei prezzi del 17% di media, ha anche aumentato le previsioni per l'esercizio 2022.

  • International Consolidated Airlines (+8%): La società madre di Iberia e British Airways ha rassicurato i mercati. Il ritorno dei passeggeri ha fatto sì che quest'estata il gruppo tornasse a essere redditivo e firmasse un terzo trimestre solido e migliore del previsto.

Flop

  • ASML (-9%): Il leader mondiale di macchinari per la produzione di semiconduttori è stato colpito dalla decisione degli Stati Uniti di limitare l'accesso delle aziende cinesi alle tecnologie avanzate dei chip. Gli sbocchi di ASML e delle sue concorrenti si sono fortemente ridotti.

  • Philips (-10%): Il gruppo olandese farà fronte a una spesa di 1,3 miliardi di euro per il ritiro di dispositivi di respirazione per l'apnea notturna difettosi. Non è la prima volta negli ultimi mesi che Philips viene tradita dall'affidabilità dei suoi prodotti. Al mercato non piace.

  • Uber (-11%): Il gruppo, come altri attori di consegna di pasti e del ride-sharing, è crollato dopo che l'amministrazione Biden ha annunciato di star lavorando su un progetto di legge che obbligherebbe questi gruppi a qualificare i lavoratori autonomi come dipendenti.

  • Cameco (-15%): Molto di moda ultimamente, lo specialista canadese dell'uranio ha subito gli effetti dell'annuncio dell'acquisizione di Westinghouse con il sostegno di Brookfield Renewable Partners. La transazione ammonta a 7,9 miliardi di dollari per lo storico attore nucleare statunitense.

  • Temenos (-25%): Il gruppo svizzero ha rivisto al ribasso i suoi obiettivi per il 2022, in proporzioni che hanno sorpreso gli analisti. A quanto pare, i clienti del settore finanziario hanno rimandato le loro decisioni di investimento. Questi dati negativi hanno portato alla partenza del direttore delle vendite, appena insediatosi. L'azionista attivista Petrus Advisers ha fatto a pezzi il management a seguito della pubblicazione.


COMMENTO:

Sulla scia del 2022, questa settimana gli indici mondiali hanno continuato a scendere. Le pressioni certamente non mancano, tra l'aumento dei rendimenti obbligazionari, i timori di recessione e i dati sull'inflazione statunitense migliori del previsto che confermano il percorso della Fed. Dopo un vuoto d'aria giovedì, gli indici hanno comunque messo a segno una spettacolare ripresa, presumibilmente scommettendo che il picco dell'inflazione negli Stati Uniti fosse stato nuovamente raggiunto. Venerdì i dati dell'indice di fiducia dell'Università del Michigan hanno fatto da vero e proprio contrappeso al calo. I consumatori hanno effettivamente rivisto al rialzo le loro aspettative sull'inflazione futura. Senza dubbio non ci si annoia sui mercati finanziari.

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