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REPORT SETTIMANALE 3' DI MARZO

Che settimana! Le autorità stanno lavorando per contenere una crisi bancaria di ampia portata, dopo una corsa ai depositi che ha provocato la chiusura di due banche statunitensi e che ha fatto vacillare una terza. Nel frattempo, il Crédit Suisse è in ginocchio e sopravvive grazie al sostegno eccezionale della Banca Nazionale Svizzera. I mercati azionari dimostrano una curiosa resistenza, scommettendo che le banche centrali saranno costrette a invertire le loro politiche monetarie austere per dare un po' di respiro al settore finanziario.



INDICI ULTIMI 12 MESI:


Materie prime


Energia: Il danno è fatto. Anche se la Banca Nazionale Svizzera è intervenuta in soccorso del Credit Suisse, questo secondo colpo di avvertimento del sistema bancario aggrava i timori di un rallentamento economico, mandando al tappeto i prezzi degli asset rischiosi, tra cui il petrolio. Un rallentamento dell'economia significa ovviamente un minor consumo di petrolio, il che spiega l'eccessiva debolezza dei prezzi del greggio a metà settimana. L'aumento delle scorte settimanali negli Stati Uniti ha ulteriormente influito sul morale degli operatori finanziari. In termini di prezzi, il Brent nordeuropeo e il WTI statunitense cedono terreno rispettivamente a 73 e 67 dollari al barile. In Europa, il gas naturale si stabilizza intorno ai 43 euro/MWh per il benchmark olandese.


Metalli: Gli ultimi dati economici della Cina, che hanno fotografato l'attività del Paese nei primi due mesi dell'anno, sono piuttosto incoraggianti. La produzione industriale e i consumi delle famiglie sono in ripresa dopo un complicato 2022, completamente bloccato dalle politiche sanitarie restrittive di Pechino. Tuttavia, questi elementi sono attualmente oscurati dai rinnovati timori di recessione. I prezzi dei metalli di base hanno perso terreno questa settimana. Al London Metal Exchange, la tonnellata di rame viene scambiata attorno agli 8.500 dollari, mentre l'alluminio a circa 2.260 dollari. L'oro, invece, fa il suo come-back con un netto aumento di praticamente il 3% nel corso della settimana. La reliquia barbarica ha quindi registrato la sua terza settimana consecutiva di crescita, e in modo molto piacevole, poiché il suo prezzo è passato da 1815 a 1960 dollari in questo lasso di tempo.


Prodotti agricoli: I negoziati sulle esportazioni di cereali ucraini tornano sul tavolo finanziario. Mosca e Kiev non riescono a convenire sulla durata dell'estensione dell'accordo. Per la Russia sarà di 60 giorni, mentre l'Ucraina chiede 120 giorni di sicurezza, in linea con i due accordi precedenti. Aumenta pertanto l'incertezza e si fa sentire sui prezzi del grano a Chicago, i quali hanno avuto un aumento a 705 centesimi per bushel.



Macroeconomia


Clima. Nessun matrimonio e tre funerali. Ne sono successe di cose dal nostro ultimo incontro settimanale. Le autorità statunitensi hanno chiuso due banche e orchestrato il salvataggio di una terza. Poi la Banca Nazionale Svizzera è intervenuta in soccorso di un Credit Suisse in stato pietoso per evitare un "bank run". Gli investitori sembrano ritenere che la politica di inasprimento monetario sia ormai storia passata, poiché antepongono il rischio di indebolimento del settore finanziario al rischio inflazionistico. Alla fine, i titoli azionari non sono scesi così bruscamente come si poteva temere, nonostante una forte ondata in settimana. Quanto al mercato obbligazionario, è salito alle stelle con il calo dei rendimenti, come vedremo di seguito nella nostra analisi della posizione delle banche centrali, a pochi giorni da un'importante decisione della Fed sui tassi.


Valute. La stretta monetaria della BCE, che non ha deviato dalla sua strategia nonostante le turbolenze bancarie, ha ridato un certo dinamismo all'euro, che è tornato a 1,0633 dollari. Tuttavia, il rimbalzo non è stato così impressionante, perché i mercati rimangono in attesa della decisione della Fed sulla sua politica tra meno di una settimana. Anche il franco svizzero e la sterlina britannica sono in uno stato di attesa per le decisioni da parte della BNS e della BoE, che si terranno la prossima settimana. EUR/CHF è a 0,9867 e EUR/GBP a 0,8754.


Tassi. Come comunicato in precedenza, la Banca centrale europea ha effettivamente

aumentato i tassi di interesse di riferimento di 50 punti base, portandoli al 3,50%. Il prossimo passo sembra essere più vago, in quanto Christine Lagarde non ha voluto fornire un quadro preciso in merito a una possibile continuazione, o meno, del ciclo di rialzo dei tassi. I membri del comitato si nascondono dietro le prossime pubblicazioni degli indicatori economici. Bisogna ammettere che, in un contesto in cui i fallimenti bancari sono di nuovo in prima pagina, non sorprende che la BCE preferisca lasciarsi un margine di manovra. La prossima settimana, tutti gli occhi saranno puntati sulla Federal Reserve statunitense, la cui decisione di politica monetaria è attesa per mercoledì 22. Secondo l'ultimo consenso, il sostegno unanime andrà a favore di un rialzo di 25 punti base. Tuttavia, la Fed si trova in una posizione delicata. Dopo aver ripetuto agli investitori di aver fatto della lotta all'inflazione il proprio cavallo di battaglia, una battuta d'arresto potrebbe essere interpretata in modo particolarmente negativo. Al di là della perdita di credibilità, già ben compromessa, si tratterebbe di alimentare chi pensa che si stia preparando una crisi bancaria sistemica, come quella del 2008. In tal senso, anche la configurazione tecnica dei tassi di interesse è eloquente: i rendimenti decennali statunitensi e tedeschi sono vicini ai punti di svolta, rispettivamente al 3,35% e all'1,99%. Una rottura di questi livelli potrebbe essere interpretata come un segno tangibile di una recessione imminente. Investitore avvisato, mezzo salvato.


Criptovalute. Andando contro corrente rispetto al caos bancario, questa settimana il bitcoin è salito del 18% e sta esplorando nuovi massimi per l'anno 2023, aggirandosi attorno ai 26.200 dollari nel momento in cui scriviamo. Nella speranza che la banca centrale statunitense aumenti i tassi di interesse a un ritmo più lento del previsto, gli asset rischiosi, tra cui il bitcoin, stanno beneficiando della situazione. Per i più accaniti sostenitori della creazione di Satoshi Nakamoto, l'ascesa del bitcoin in mezzo alle tensioni bancarie dimostra che potrebbe essere un bene rifugio. Tuttavia, la valuta digitale è ancora scambiata al 62% al di sotto dei minimi storici del novembre 2021, a 69.000 dollari.


Calendario. In ordine cronologico, martedì avremo l'indice ZEW tedesco e un discorso di Christine Lagarde. Mercoledì, l'inflazione del Regno Unito e la decisione della Fed sui tassi. Giovedì, le decisioni di politica monetaria della BNS e della BoE, nonché le richieste settimanali di disoccupazione negli Stati Uniti. Venerdì, infine, i PMI flash di marzo per le principali economie e gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti.



Top/Flop della settimana


Top

  • Calliditas (+38%): Il titolo del laboratorio svedese è salito alle stelle a seguito della pubblicazione dei risultati di uno studio clinico di fase III. Il trattamento del gruppo per le malattie renali, Nefecon, ha raggiunto l'obiettivo principale dello studio. Verrà presentata una domanda di commercializzazione alle agenzie del farmaco negli Stati Uniti e in Europa.

  • Coinbase (+36%): La piattaforma statunitense di criptovalute sta beneficiando dell'aumento dei cripto asset, in particolare del bitcoin tornato al di sopra dei 26.000 dollari. Una forza ancora paradossale: la finanza decentralizzata trionfa sulle disgrazie della finanza tradizionale, mentre anche gli istituti statunitensi in difficoltà sono stati indeboliti dalla loro esposizione al settore.

  • Synlab (+35%): La rete di laboratori tedeschi, la cui breve storia in Borsa è per lo più costellata di delusioni, ha confermato di aver ricevuto un'offerta di acquisto indicativa dal suo principale azionista, Cinven. L'offerta sarebbe di 10 euro per azione, superiore al recente minimo di 6,69 euro, ma ben lontana dal prezzo dell'IPO di 18 euro e ancor di più dal picco di 24,60 euro.

  • Advanced Micro Devices (+17%): Al vertice di questa settimana ritroviamo AMD, ma avremmo potuto citare anche le altre major tecnologiche statunitensi, che stanno cavalcando la prospettiva di un ciclo di tassi restrittivi che potrebbe attenuarsi in risposta ai problemi del settore bancario. Il Nasdaq ha peraltro registrato un forte rimbalzo nelle ultime sedute.

  • Webuild (+13%): Il gruppo italiano di edilizia è stato sostenuto dai risultati del 2022, positivi in ogni aspetto, con una visibilità supportata da un portafoglio ordini insolitamente ampio (53,4 miliardi di euro per 8,2 miliardi di euro di fatturato realizzato lo scorso anno).


Flop

  • First Republic (-66%): La quattordicesima banca americana ha pagato a caro prezzo la sfiducia dei mercati verso il settore. Tanto che undici suoi rivali, guidati da JPMorgan Chase con la benedizione delle autorità, si sono impegnati a fornirle 30 miliardi di dollari per fermare l'emorragia ed evitare il quarto clamoroso fallimento in un mese.

  • Credit Suisse (-26%): La BNS è venuta in soccorso della seconda banca elvetica, permettendole di rimbalzare del 19% giovedì. Ma la tregua è stata di breve durata poiché il mercato non ha più fiducia nell'istituto. Sono circolate voci di una fusione con UBS sotto la guida di Berna, ma la banca a tre chiavi non sembra avere fretta di correre in soccorso della sua rivale malridotta.

  • Keycorp (-26%): Dopo First Republic, anche altre banche statunitensi sono in difficoltà. Keycorp è una di queste, con un crollo del 27% all'inizio della settimana, mitigato da rialzi nelle sedute successive.

  • Société Generale (-18%): La situazione delle banche europee si è deteriorata, non solo a causa dell'onda d'urto statunitense, ma anche perché Credit Suisse, l'istituto più malato del vecchio continente, è crollato prima che la Banca Nazionale Svizzera giungesse a rassicurare i risparmiatori fornendo una linea di prestito di 50 miliardi di franchi svizzeri.

  • Shell (-13%): Il petrolio è sceso pesantemente negli ultimi tempi, poiché le turbolenze nel settore bancario hanno accentuato i timori di recessione. Il greggio Brent è a due passi dai 75 dollari, segnando un calo di oltre l'11% in un mese. In un anno, l'oro nero ha perso quasi un quarto del suo valore.


Dalle difficoltà all'isteria generale

Le ultime settimane sono state particolarmente movimentate a seguito dei recenti crolli delle banche americane Silicon Valley Bank e Signature Bank. All'inizio della settimana la paura l'ha fatta da padrone sugli animi degli operatori finanziari che hanno venduto massicciamente i titoli bancari temendo un contagio sistematico dell'intero settore. Credit Suisse e First Republic Bank erano le prossime sulla lista, ma sono state salvate in extremis: la prima dalla banca centrale svizzera, la seconda da un panel di altre undici banche. La settimana si è poi conclusa in modo più tranquillo grazie ai discorsi rassicuranti dei banchieri centrali europei e americani. Come abbiamo espresso meglio in un articolo apposito, la situazione non è quella del 2008, le banche oggi presentano una situazione di bilancio migliore.

Buon weekend a tutte e tutti gli investitori!

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